Quando una persona viene a mancare, gli eredi devono affrontare anche una serie di adempimenti bancari e fiscali.
Tra questi, uno dei più frequenti riguarda la successione del conto corrente: cosa accade alle somme depositate, quando la banca può sbloccarle, quali documenti servono e come ci si comporta se il conto è cointestato.
Il punto di partenza è semplice solo in apparenza. Alla morte del correntista, il denaro presente sul conto entra nell’asse ereditario, insieme agli altri beni e rapporti patrimoniali del defunto. Tuttavia, gli eredi non possono disporne liberamente fin da subito. La banca, infatti, è tenuta a rispettare i vincoli previsti dalla normativa successoria e fiscale, in particolare dall’articolo 48 del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni.
Questo significa che la successione del conto corrente non è solo una pratica bancaria, ma un passaggio in cui si intrecciano diritto ereditario, obblighi fiscali, rapporti tra coeredi e regole interne degli istituti di credito.
Cosa succede al conto corrente quando muore il titolare
Dopo il decesso del titolare, il conto corrente viene normalmente bloccato dalla banca per la parte riconducibile al defunto. Una volta ricevuta la comunicazione della morte, l’istituto bancario sospende l’operatività ordinaria del rapporto: gli eredi non possono prelevare somme, disporre bonifici, utilizzare carte o assegni intestati al correntista deceduto.
Il blocco non è una scelta discrezionale dell’istituto, ma deriva dall’esigenza di evitare che le somme cadute in successione siano movimentate prima dell’identificazione degli aventi diritto e prima degli adempimenti fiscali necessari. L’articolo 48 del D.Lgs. 346/1990 vieta infatti ai debitori del defunto, tra cui rientrano anche le banche rispetto alle somme depositate, di pagare quanto dovuto agli eredi senza la prova della presentazione della dichiarazione di successione, quando questa è obbligatoria.
Questo non vuol dire che ogni movimento si fermi automaticamente nello stesso modo. In molti casi possono continuare ad arrivare bonifici in entrata, accrediti o versamenti destinati al defunto. Più delicata è invece la gestione degli addebiti automatici, come utenze, rate, canoni e domiciliazioni: alcune banche possono mantenerli attivi per un periodo, altre possono sospenderli dopo la notizia del decesso. Per questo è importante verificare subito quali pagamenti risultano collegati al conto e decidere, insieme agli eredi, come gestirli.
Si può non dire alla banca che il correntista è mancato e svuotare il conto?
No, non è una scorciatoia sicura né corretta. Se una persona sa che il titolare del conto è deceduto, non può continuare a usare deleghe, carte, bancomat, assegni o credenziali di home banking come se il rapporto fosse ancora nella normale disponibilità del defunto.
Il punto è particolarmente importante per chi aveva una delega sul conto. La delega bancaria non attribuisce la proprietà delle somme: consente solo di compiere operazioni per conto del titolare. Con la morte del titolare, di regola, viene meno il mandato. L’articolo 1722 del codice civile prevede infatti che il mandato si estingue, tra le altre cause, per morte del mandante o del mandatario.
Di conseguenza, il delegato che, dopo il decesso, preleva denaro dal conto o trasferisce somme a proprio favore può esporsi a contestazioni da parte degli eredi. Sul piano civile, può essere chiamato a restituire le somme alla massa ereditaria, soprattutto se non riesce a dimostrare che quei movimenti erano giustificati da spese del defunto, spese funerarie, obbligazioni urgenti o istruzioni legittime anteriori alla morte.
Nei casi più gravi, la condotta può avere anche rilievo penale. L’articolo 646 del codice penale punisce l’appropriazione indebita, cioè la condotta di chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria di denaro o di altra cosa mobile altrui di cui abbia il possesso. Non ogni prelievo integra automaticamente un reato, perché contano le circostanze concrete, la consapevolezza del decesso, la destinazione del denaro e l’eventuale consenso degli aventi diritto. Ma svuotare il conto dopo la morte del titolare, senza informare la banca e senza accordo con gli eredi, è una condotta ad alto rischio.
Diverso è il caso del conto cointestato a firma disgiunta. Il cointestatario superstite può avere, verso la banca, una legittimazione a operare sul rapporto. Tuttavia questa legittimazione non equivale al diritto di trattenere tutte le somme. Nei rapporti interni tra cointestatari, infatti, le quote si presumono uguali salvo prova contraria, secondo il criterio dell’articolo 1298 del codice civile, mentre l’articolo 1854 c.c. regola la solidarietà nel conto intestato a più persone.
In pratica, se un conto è cointestato tra due persone e una muore, il superstite non può considerare automaticamente proprio l’intero saldo. La quota riferibile al defunto cade in successione e spetta agli eredi, salvo che si dimostri una diversa provenienza delle somme. Se il cointestatario svuota il conto, gli altri eredi possono contestare l’operazione e chiedere la ricostruzione dei movimenti bancari.
Il principio operativo, quindi, è semplice: dopo il decesso, ogni movimento deve essere giustificabile, tracciabile e coerente con i diritti degli eredi. Agire “prima che la banca lo sappia” può sembrare una soluzione pratica nell’immediato, ma può trasformarsi in una contestazione ereditaria, fiscale o penale.
Successione del conto corrente: cosa fare subito
Il primo passaggio è comunicare il decesso alla banca presso cui il defunto aveva il conto corrente. La comunicazione può essere fatta:
- Da un erede
- Da un chiamato all’eredità
- Da un soggetto incaricato
Bisogna allegare il certificato di morte.
In questa fase, la banca richiede di solito una prima documentazione per identificare il defunto, gli eredi e il rapporto bancario da gestire. I documenti più frequenti sono:
- Il certificato di morte
- I documenti di identità e i codici fiscali degli eredi
- La dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà o l’atto notorio
- L’eventuale testamento pubblicato
- I dati del conto corrente
- Carte di debito
- Carte di credito
- Libretti assegni
La dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà serve a indicare chi sono gli eredi, se esiste un testamento, quale rapporto di parentela avevano con il defunto e se vi sono altri soggetti chiamati all’eredità. In alcune situazioni, soprattutto quando il patrimonio è rilevante o la posizione ereditaria è più complessa, la banca può richiedere un atto notorio vero e proprio, formato davanti a un pubblico ufficiale.
Centomila euro è la soglia rilevante ai fini dell’esonero dalla dichiarazione di successione: l’Agenzia delle Entrate prevede che la dichiarazione non sia obbligatoria quando:
- L’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta
- L’attivo ereditario non supera 100.000 euro
- Non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari
Se anche una sola di queste condizioni manca, la dichiarazione di successione deve essere presentata.
Dichiarazione di successione: quando serve per sbloccare il conto
La dichiarazione di successione è il documento fiscale con cui gli eredi comunicano all’Agenzia delle Entrate la composizione dell’eredità. Deve essere presentata, quando obbligatoria, entro dodici mesi dalla data del decesso.
Nel caso del conto corrente, la dichiarazione deve indicare le somme presenti alla data della morte del correntista. Per farlo, gli eredi devono chiedere alla banca la certificazione delle giacenze alla data del decesso, cioè il documento che attesta il saldo del conto, l’eventuale presenza di depositi, dossier titoli, fondi, obbligazioni, azioni o altri strumenti finanziari intestati al defunto.
Una volta presentata la dichiarazione di successione, gli eredi devono fornire alla banca la prova dell’avvenuta presentazione.
Solo a quel punto, conclusi i controlli interni e verificata la documentazione, l’istituto può procedere allo svincolo delle somme e alla liquidazione delle quote spettanti.
Se invece ricorrono le condizioni di esonero dalla dichiarazione di successione, gli eredi dovranno dichiarare alla banca che non vi è obbligo di presentarla. Anche in questo caso l’istituto può richiedere documentazione idonea a verificare la posizione degli eredi e la ricorrenza dei presupposti di legge.
Quanto si paga di successione sui soldi in banca
Le somme presenti sul conto corrente rientrano nell’attivo ereditario e concorrono alla base imponibile dell’imposta di successione. Non esiste quindi una “tassa sul conto corrente” autonoma e separata: il denaro in banca viene considerato insieme agli altri beni del defunto, salvo esclusioni specifiche previste dalla legge.
L’imposta dipende dal rapporto tra il defunto e l’erede. Per il coniuge e i parenti in linea retta, quindi figli, genitori e, in alcuni casi, nipoti per rappresentazione, l’aliquota è del 4% sulla parte che supera la franchigia di 1 milione di euro per ciascun beneficiario. Per fratelli e sorelle l’aliquota è del 6%, con franchigia di 100.000 euro per ciascun beneficiario. Per altri parenti fino al quarto grado e affini nei limiti previsti dalla legge si applica il 6% senza franchigia. Per gli altri soggetti l’aliquota è dell’8%.
Questo significa che, nella pratica, molti conti correnti ereditati da coniuge o figli non generano imposta di successione, perché restano al di sotto della franchigia. Resta però l’obbligo dichiarativo, se non ricorrono le condizioni di esonero. La differenza è importante: non pagare imposta non significa automaticamente non dover presentare la dichiarazione.
Quanto tempo ha la banca per liquidare una successione
Una delle domande più frequenti riguarda i tempi di liquidazione. Gli eredi spesso si aspettano che, una volta presentata la dichiarazione di successione, la banca sblocchi subito il conto. In realtà, l’istituto deve prima verificare la completezza della documentazione, l’identità degli eredi, le quote spettanti, l’eventuale presenza di testamento, deleghe, vincoli, pignoramenti, rapporti collegati o contestazioni tra coeredi.
Non esiste un termine unico valido per tutte le banche e per ogni pratica. I tempi dipendono dalla complessità della successione e dalla rapidità con cui gli eredi consegnano documenti corretti e coerenti. Una successione semplice, con pochi eredi concordi e un solo conto corrente, può chiudersi in tempi relativamente brevi. Una successione con più eredi, testamento, conto cointestato, dossier titoli, debiti, minori, soggetti incapaci o conflitti tra coeredi può richiedere più tempo.
La banca, però, non può trattenere le somme senza motivo dopo aver ricevuto tutta la documentazione necessaria. Se la pratica resta ferma, è opportuno chiedere una risposta scritta, verificare quali documenti risultano mancanti e, in caso di ritardo ingiustificato, valutare un reclamo formale all’istituto e poi, se necessario, il ricorso agli strumenti di tutela previsti per le controversie bancarie.
Conto corrente cointestato: cosa cambia nella successione
La successione del conto corrente cointestato è più delicata perché bisogna distinguere due piani: da un lato il rapporto con la banca, dall’altro i rapporti interni tra eredi e cointestatario superstite.
Se il conto è cointestato a firma disgiunta, ciascun cointestatario può normalmente operare in autonomia. L’articolo 1854 del codice civile prevede infatti che, nel conto intestato a più persone con facoltà per le medesime di compiere operazioni anche separatamente, gli intestatari siano considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto. Questo principio, però, deve essere coordinato con la disciplina successoria: la quota riferibile al defunto cade comunque in successione e non può essere ignorata.
In mancanza di prova contraria, nei rapporti interni tra cointestatari le quote si presumono uguali, secondo il criterio dell’articolo 1298 del codice civile. Per esempio, se un conto è intestato a due persone e una muore, si presume che il 50% delle somme appartenga al defunto e debba quindi entrare nella successione, mentre l’altro 50% appartiene al cointestatario superstite. Questa è però una presunzione: può essere superata se si dimostra che le somme provenivano esclusivamente dal defunto o, al contrario, dall’altro cointestatario.
Se il conto è a firma congiunta, la situazione è più rigida. Poiché le operazioni richiedono la firma di tutti i cointestatari, la morte di uno di essi impedisce di fatto la normale operatività del conto fino alla definizione della pratica successoria.
Il punto da chiarire è che la cointestazione non è uno strumento sicuro per “evitare la successione”. Può semplificare alcuni aspetti operativi, ma non elimina i diritti degli eredi sulla quota riconducibile al defunto. Se la cointestazione è solo formale, per esempio perché tutto il denaro proveniva dal correntista deceduto, gli eredi possono contestare l’appartenenza delle somme e chiedere che rientrino nell’asse ereditario.
Esempio pratico di successione su conto cointestato
Immaginiamo un conto corrente cointestato tra padre e figlia, a firma disgiunta, con saldo di 80.000 euro alla data della morte del padre. In assenza di elementi contrari, si presume che 40.000 euro appartengano al padre e cadano in successione, mentre 40.000 euro siano della figlia cointestataria.
Se però gli altri eredi dimostrano che gli 80.000 euro derivavano esclusivamente da pensione, risparmi o disinvestimenti del padre, la cointestazione potrebbe essere considerata solo formale rispetto alla provenienza del denaro. In quel caso, la quota da includere nell’eredità potrebbe essere superiore al 50%, fino ad arrivare all’intero saldo, se la prova è solida.
Al contrario, se la figlia dimostra che una parte consistente del denaro proveniva da suoi redditi personali, bonifici, stipendi o risparmi, la quota caduta in successione potrebbe essere inferiore alla metà.
È per questo che, nei conti cointestati, la documentazione sulla provenienza delle somme è spesso decisiva.
Si possono pagare funerale, debiti e spese urgenti dal conto del defunto?
Un’altra questione ricorrente riguarda le spese immediate: funerale, utenze, condominio, rate, imposte, assistenza domiciliare, cure mediche rimaste da pagare. Gli eredi spesso chiedono alla banca di utilizzare il denaro del conto per far fronte a queste uscite.
In linea generale, prima dello sblocco della successione gli eredi non possono disporre liberamente delle somme. Tuttavia, alcune banche possono consentire, sulla base della propria procedura interna e della documentazione prodotta, il pagamento di spese strettamente collegate al decesso o di debiti certi del defunto, come le spese funerarie. Non si tratta però di una disponibilità piena del conto, né di un diritto automatico a prelevare somme in contanti.
La strada più prudente è presentare alla banca fatture, richieste di pagamento o documenti che dimostrino la natura della spesa. Se gli eredi anticipano personalmente il pagamento del funerale o di altri debiti ereditari, potranno poi tenerne conto nei rapporti interni tra coeredi, conservando ricevute e tracciabilità dei pagamenti.
Attenzione anche ai debiti del defunto. Accettare l’eredità senza cautele può comportare la responsabilità per i debiti ereditari, nei limiti e secondo le regole previste dal codice civile. Se il patrimonio è incerto o vi sono passività rilevanti, prima di chiedere lo svincolo delle somme è opportuno valutare l’accettazione con beneficio d’inventario.
Sblocco del conto senza dichiarazione di successione: quando è possibile
Lo sblocco del conto corrente senza dichiarazione di successione è possibile solo quando la dichiarazione non è obbligatoria. Come detto, l’esonero opera se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, l’attivo ereditario non supera 100.000 euro e non vi sono beni immobili o diritti reali immobiliari.
Se, per esempio, il defunto lascia solo un conto corrente modesto ai figli e non possiede immobili, può non essere necessario presentare la dichiarazione di successione. La banca chiederà comunque documenti per verificare chi siano gli eredi e per acquisire una dichiarazione sulla mancanza dell’obbligo dichiarativo.
Se invece nell’eredità c’è anche un immobile, anche di valore contenuto, la dichiarazione va presentata. Lo stesso vale se il patrimonio supera la soglia prevista o se gli eredi non rientrano tra coniuge e parenti in linea retta.
È importante non confondere l’esonero dalla dichiarazione con l’assenza di controlli bancari. Anche quando la dichiarazione non serve, la banca non può consegnare le somme a chiunque si presenti allo sportello: deve identificare gli aventi diritto e tutelarsi rispetto a eventuali contestazioni.
Conto corrente: gli errori più comuni degli eredi
Nella successione del conto corrente, gli errori più frequenti nascono dalla fretta.
- Il primo è continuare a usare carte, bancomat, home banking o assegni del defunto dopo la morte. Anche se si conoscono le credenziali, quelle operazioni possono essere contestate e creare responsabilità nei rapporti con la banca e con gli altri eredi.
- Il secondo errore è pensare che il conto cointestato appartenga automaticamente al superstite. La cointestazione rileva, ma non decide da sola la titolarità sostanziale delle somme.
- Il terzo è dimenticare rapporti bancari collegati, come dossier titoli, depositi, cassette di sicurezza o polizze. Una dichiarazione incompleta può rallentare lo svincolo e richiedere integrazioni.
- Il quarto è non coordinarsi tra eredi. Se gli eredi danno istruzioni divergenti alla banca, non firmano la modulistica o contestano le quote, la pratica si blocca facilmente. In questi casi è preferibile chiarire prima la posizione ereditaria, eventualmente con il supporto di un professionista.
FAQ
Come funziona la successione di un conto corrente?
Alla morte del titolare, le somme presenti sul conto corrente entrano nell’asse ereditario. La banca blocca l’operatività ordinaria e può liquidare gli eredi solo dopo aver ricevuto la documentazione richiesta, inclusa la prova della dichiarazione di successione quando obbligatoria, oppure la dichiarazione che non vi è obbligo di presentarla.
Quanto si paga di successione per i soldi in banca?
I soldi in banca concorrono alla base imponibile dell’imposta di successione. L’imposta dipende dal grado di parentela: 4% oltre la franchigia di 1 milione di euro per coniuge e parenti in linea retta; 6% oltre 100.000 euro per fratelli e sorelle; 6% senza franchigia per altri parenti fino al quarto grado e affini previsti; 8% per altri soggetti. In molti casi, coniuge e figli non pagano imposta perché il patrimonio resta sotto franchigia, ma la dichiarazione può essere comunque obbligatoria.
Posso usare la delega dopo la morte del titolare?
No, di regola la delega non può essere usata dopo la morte del titolare. La delega si fonda su un mandato, che si estingue con la morte del mandante ai sensi dell’articolo 1722 c.c. Usarla per prelevare o trasferire somme dopo il decesso può esporre a richieste di restituzione da parte degli eredi e, nei casi più gravi, anche a contestazioni penali.
Se sono cointestatario posso svuotare il conto dopo la morte dell’altro titolare?
No, non si può considerare automaticamente proprio l’intero saldo. Nel conto cointestato a firma disgiunta il superstite può avere una legittimazione a operare verso la banca, ma la quota riferibile al defunto cade in successione. In mancanza di prova contraria, le quote si presumono uguali. Se il cointestatario preleva somme eccedenti la propria quota, gli eredi possono contestare l’operazione.
Cosa rischio se prelevo dal conto di una persona morta?
Il rischio principale è civile: dover restituire le somme alla massa ereditaria o agli altri eredi, con possibili interessi e spese. Nei casi più gravi, se il prelievo è stato fatto con consapevolezza del decesso e per trattenere indebitamente denaro altrui, può essere ipotizzata anche l’appropriazione indebita ai sensi dell’articolo 646 c.p. La valutazione dipende sempre dalle circostanze concrete.
Come evitare la successione del conto corrente?
Non esiste un modo corretto per evitare semplicemente la successione del conto corrente. La delega cessa con la morte del titolare e la cointestazione non esclude automaticamente i diritti degli eredi. È possibile pianificare per tempo il passaggio patrimoniale con strumenti leciti, come donazioni, polizze vita o altri strumenti successori, ma solo dopo una valutazione legale e fiscale.
Quanto tempo ha la banca per liquidare una successione?
Non c’è un termine unico valido per ogni caso. La banca deve prima ricevere e verificare tutti i documenti: certificato di morte, documenti degli eredi, dichiarazione sostitutiva o atto notorio, eventuale testamento, dichiarazione di successione o dichiarazione di esonero. Se la pratica è completa e non ci sono contestazioni, la liquidazione può avvenire in tempi contenuti. Se la banca ritarda senza motivo, gli eredi possono chiedere spiegazioni scritte e valutare un reclamo.
Il conto cointestato viene bloccato quando muore uno dei titolari?
Dipende dal tipo di conto e dalla procedura della banca. Nel conto a firma congiunta, l’operatività viene normalmente bloccata perché servirebbe la firma di tutti i cointestatari. Nel conto a firma disgiunta, il cointestatario superstite conserva una propria legittimazione a operare, ma la quota riferibile al defunto resta soggetta alla successione.
La cointestazione del conto evita la dichiarazione di successione?
No. La cointestazione non evita di per sé la dichiarazione di successione. La quota del conto riconducibile al defunto deve essere valutata nell’ambito dell’eredità. In mancanza di prova contraria, le quote tra cointestatari si presumono uguali, ma questa presunzione può essere superata dimostrando una diversa provenienza delle somme.
Si possono pagare le spese funerarie dal conto del defunto?
Gli eredi non possono usare liberamente il conto prima dello sblocco. Alcune banche possono autorizzare il pagamento di spese funerarie o debiti urgenti del defunto se vengono presentate fatture e documenti idonei. In alternativa, gli eredi possono anticipare la spesa e conservarne prova per regolare poi i rapporti interni.
Quando non serve la dichiarazione di successione per il conto corrente?
La dichiarazione non è obbligatoria se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, l’attivo ereditario non supera 100.000 euro e non comprende immobili o diritti reali immobiliari. Se anche una sola di queste condizioni manca, la dichiarazione deve essere presentata.
Il glossario di Heritage
Asse ereditario
Insieme dei beni, diritti, rapporti attivi e passivi che fanno parte dell’eredità del defunto.
Dichiarazione di successione
Documento fiscale da presentare all’Agenzia delle Entrate, quando obbligatorio, per comunicare la composizione dell’eredità e determinare le imposte dovute.
Articolo 48 D.Lgs. 346/1990
Norma che impedisce ai debitori del defunto, comprese le banche, di pagare somme agli eredi prima della prova della dichiarazione di successione, se dovuta.
Delega bancaria
Autorizzazione concessa dal titolare a un altro soggetto per operare sul conto. Non trasferisce la proprietà del denaro e, di regola, cessa con la morte del titolare.
Mandato
Rapporto giuridico con cui un soggetto compie atti per conto di un altro. Ai sensi dell’articolo 1722 c.c., il mandato si estingue, tra le altre cause, per morte del mandante o del mandatario.
Appropriazione indebita
Reato previsto dall’articolo 646 c.p., che può ricorrere quando una persona si appropria, per un ingiusto profitto, di denaro o beni altrui di cui abbia il possesso.
Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà
Documento con cui gli eredi dichiarano stati, qualità personali e fatti, come il rapporto di parentela con il defunto e l’eventuale presenza di altri eredi.
Atto notorio
Atto formato davanti a un pubblico ufficiale, spesso richiesto in pratiche successorie più complesse o di valore rilevante.
Giacenza alla data del decesso
Saldo del conto corrente e valore dei rapporti bancari intestati al defunto nel giorno della morte.
Conto cointestato a firma disgiunta
Conto in cui ciascun cointestatario può operare separatamente dagli altri.
Conto cointestato a firma congiunta
Conto in cui le operazioni richiedono la firma di tutti i cointestatari.
Franchigia
Soglia entro la quale l’imposta di successione non è dovuta, variabile in base al rapporto di parentela tra defunto ed erede.
Beneficio d’inventario
Forma di accettazione dell’eredità che consente di tenere separato il patrimonio dell’erede da quello del defunto, limitando la responsabilità per i debiti ereditari.
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