Dentro un’eredità convivono valore economico, memoria e responsabilità: possiamo dire che il patrimonio non si trasferisce soltanto, ma si consegna e si tramanda. È per questo che la successione, pur essendo regolata da norme precise, non può essere affrontata come un semplice adempimento.
Capire come funziona l’imposta di successione significa gestire con lucidità uno dei momenti più delicati nella vita di una famiglia.
In questo articolo, vedremo quindi quando scatta, quanto si paga e quali beni sono coinvolti in una successione.
Cos’è l’imposta di successione
L’imposta di successione è il tributo che si applica al trasferimento di beni e diritti a seguito della morte di una persona.
Il riferimento normativo è il D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, il Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, che disciplina sia il presupposto dell’imposta sia le modalità di determinazione della base imponibile e delle aliquote.
Dal punto di vista giuridico, la successione si apre al momento della morte (art. 456 c.c.) e comporta il subentro degli eredi nei rapporti attivi e passivi del defunto. Su questo trasferimento si innesta il profilo fiscale: lo Stato tassa il passaggio di ricchezza, con regole che variano in base al grado di parentela e al valore dell’eredità.
Quando scatta l’imposta di successione
Il presupposto dell’imposta è definito dall’art. 1 del D.Lgs. 346/1990: l’imposta si applica ai trasferimenti di beni e diritti per causa di morte: in concreto, ciò significa che l’obbligazione fiscale nasce con l’apertura della successione, cioè con il decesso. Tuttavia, non sempre si traduce in un’imposta effettivamente dovuta.
Il sistema italiano è costruito su un meccanismo di franchigie che, soprattutto nei passaggi tra coniugi e figli, esclude molti patrimoni medio-bassi dalla tassazione.
Quando non è obbligatoria la dichiarazione di successione
Un primo elemento da chiarire riguarda la dichiarazione di successione, che è l’atto da cui prende avvio l’intero procedimento fiscale.
L’art. 28 del D.Lgs. 346/1990 prevede un’esenzione dall’obbligo dichiarativo solo in presenza simultanea di tre condizioni:
- Eredità devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta
- Valore complessivo non superiore a 100.000 euro
- Assenza di beni immobili o diritti reali immobiliari
Fuori da questa ipotesi, la dichiarazione è sempre obbligatoria e deve essere presentata entro dodici mesi dall’apertura della successione.
Chi paga l’imposta di successione
L’imposta è dovuta dagli eredi e dai legatari, ciascuno in proporzione alla propria quota.
L’art. 36 del D.Lgs. 346/1990 chiarisce che i soggetti obbligati rispondono del pagamento in relazione ai beni ricevuti. La dichiarazione può essere presentata anche da uno solo di essi, ma ciò non incide sulla responsabilità fiscale degli altri.
Questa distinzione è rilevante nella pratica: la gestione operativa può essere accentrata, ma il debito tributario resta personale.
Quanto si paga: aliquote e franchigie
Il cuore dell’imposta di successione è rappresentato dal sistema di aliquote e franchigie previsto dall’art. 2, comma 48, del D.L. 262/2006 (convertito in L. 286/2006), che ha reintrodotto l’imposta nel sistema italiano.
Le aliquote sono differenziate in base al grado di parentela:
- 4% per coniuge e parenti in linea retta, con franchigia di 1.000.000 euro per beneficiario
- 6% per fratelli e sorelle, con franchigia di 100.000 euro
- 6% per altri parenti fino al quarto grado, senza franchigia
- 8% per tutti gli altri soggetti, senza franchigia
Per i soggetti portatori di handicap grave ai sensi della Legge 104/1992 (art. 3, comma 3), la franchigia è elevata a 1.500.000 euro.
È importante sottolineare che la franchigia si applica alla quota ricevuta da ciascun beneficiario, non all’intero patrimonio.
Come si calcola l’imposta di successione
Il calcolo dell’imposta parte dalla determinazione dell’attivo ereditario, disciplinata dagli artt. 8 e seguenti del D.Lgs. 346/1990.
Si sommano:
- Beni immobili
- Disponibilità finanziarie (inclusi conti correnti)
- Titoli e partecipazioni
- Altri beni mobili
Da questo valore si sottraggono le passività deducibili, tra cui:
- Debiti del defunto (art. 20)
- Spese mediche sostenute negli ultimi sei mesi
- Spese funerarie, deducibili entro il limite di 1.032,91 euro (art. 24)
Sul valore netto così determinato si applicano aliquote e franchigie.
Imposta di successione sugli immobili
Quando nell’eredità sono presenti immobili, entrano in gioco anche le imposte ipotecaria e catastale, disciplinate dal D.Lgs. 347/1990.
In via ordinaria:
- Imposta ipotecaria: 2%
- Imposta catastale: 1%
Entrambe con un minimo di 200 euro.
Se però l’erede possiede i requisiti per l’agevolazione “prima casa” (nota II-bis, art. 1 Tariffa, Parte I, DPR 131/1986), le imposte si applicano in misura fissa:
- 200 euro + 200 euro
Si tratta di un elemento centrale nella pianificazione successoria immobiliare.
Imposta di successione su conto corrente
Le somme depositate su conti correnti rientrano integralmente nell’attivo ereditario.
Dal punto di vista operativo, gli istituti bancari, in applicazione della normativa fiscale e delle circolari dell’Agenzia delle Entrate, bloccano i conti alla notizia del decesso e richiedono:
- Dichiarazione di successione
- Documentazione degli eredi
Solo dopo la regolarizzazione fiscale le somme vengono rese disponibili.
Quali beni sono esclusi dall’imposta
Non tutti i beni sono soggetti a tassazione, infatti l’art. 12 del D.Lgs. 346/1990 esclude dall’attivo ereditario, tra gli altri:
- Ditoli di Stato italiani ed equiparati UE
- Trattamenti di fine rapporto (TFR)
- Fondi pensione
- Polizze vita
- Veicoli iscritti al PRA
Aziende e partecipazioni: un regime agevolato
Un capitolo rilevante riguarda il trasferimento di imprese e partecipazioni.
L’art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 346/1990 prevede l’esenzione dall’imposta per:
- Aziende
- Rami d’azienda
- Partecipazioni di controllo
La condizione è che gli eredi (coniuge o discendenti) proseguano l’attività per almeno cinque anni.
La norma è stata oggetto di numerosi interventi interpretativi della giurisprudenza di legittimità, che ha chiarito come il beneficio richieda una reale continuità gestionale e non un mero possesso formale delle partecipazioni.
Quando e come si paga l’imposta
L’imposta di successione non viene pagata immediatamente: dopo la presentazione della dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate procede alla liquidazione e notifica l’avviso di pagamento.
Il versamento avviene tramite modello F24.
È possibile rateizzare l’importo (art. 38 D.Lgs. 346/1990):
- 20% entro 60 giorni dalla notifica
- Restante in rate trimestrali (fino a 8 o 12, se l’importo supera 20.000 euro)
La rateazione è ammessa solo per importi superiori a 1.000 euro.
Autoliquidazione: cosa significa oggi
Con le modifiche introdotte dal D.Lgs. 139/2015 e dai successivi aggiornamenti operativi dell’Agenzia delle Entrate, il sistema prevede l’autoliquidazione delle imposte ipotecaria e catastale al momento della presentazione della dichiarazione.
L’imposta di successione in senso stretto, invece, continua a essere liquidata dall’amministrazione finanziaria.
Questo modello ibrido richiede attenzione: una parte del carico fiscale è immediata, una parte differita.
L’imposta di successione, nella sua struttura attuale, è meno gravosa di quanto spesso si percepisca. Ma questo non significa che possa essere affrontata senza metodo: tra norme, termini e variabili fiscali, il rischio non è tanto pagare troppo, quanto gestire male il passaggio se non affiancati da esperti.
FAQ
Quanto si paga di imposta di successione?
Dipende dal grado di parentela e dal valore della quota ereditaria. Per coniuge e figli, spesso non si paga grazie alla franchigia di 1 milione di euro.
Quando scatta l’imposta di successione?
Alla data del decesso, ma il pagamento avviene solo dopo la liquidazione dell’Agenzia delle Entrate.
Quali tasse devono pagare gli eredi?
- Imposta di successione
- Imposta ipotecaria
- Imposta catastale
- Eventuali imposte di bollo e tributi minori
Chi paga l’imposta di successione?
Tutti gli eredi e beneficiari, in proporzione alla quota ricevuta.
Glossario dell’imposta di successione
Attivo ereditario
È l’insieme dei beni e dei diritti che compongono il patrimonio del defunto al momento della morte: immobili, conti correnti, investimenti, partecipazioni, beni mobili.
È il punto di partenza per il calcolo dell’imposta.
Autoliquidazione
È il meccanismo per cui alcune imposte legate alla successione (in particolare imposta ipotecaria e catastale) vengono calcolate e versate direttamente dal contribuente al momento della presentazione della dichiarazione. L’imposta di successione, invece, resta liquidata dall’Agenzia delle Entrate.
Base imponibile
È il valore su cui si applica l’imposta.
Si ottiene sottraendo all’attivo ereditario le passività deducibili (debiti, spese mediche, spese funerarie nei limiti di legge).
Dichiarazione di successione
È il documento fiscale con cui gli eredi comunicano all’Agenzia delle Entrate la composizione del patrimonio ereditario. Deve essere presentata entro 12 mesi dal decesso, salvo specifiche esenzioni previste dalla legge.
Franchigia
È la soglia di valore entro cui l’eredità non è tassata. Varia in base al grado di parentela: per esempio, per coniuge e figli è pari a 1.000.000 euro per ciascun beneficiario.
Imposta catastale
È l’imposta dovuta per la voltura catastale degli immobili trasferiti con la successione. In via ordinaria è pari all’1% del valore, oppure fissa (200 euro) in presenza di agevolazioni “prima casa”.
Imposta ipotecaria
È l’imposta dovuta per la trascrizione nei registri immobiliari del trasferimento degli immobili. In via ordinaria è pari al 2%, oppure fissa (200 euro) con agevolazione prima casa.
Imposta di successione
È il tributo che colpisce il trasferimento di beni e diritti a causa di morte. Si applica sulla quota ricevuta da ciascun erede, con aliquote e franchigie differenziate.
Legatario
È il soggetto che riceve un bene specifico (legato) indicato nel testamento, senza subentrare nell’intero patrimonio del defunto. È comunque soggetto all’imposta per quanto ricevuto.
Passività deducibili
Sono i costi e i debiti che possono essere sottratti dal valore dell’eredità prima del calcolo dell’imposta. Comprendono, tra gli altri, i debiti del defunto e le spese funerarie entro i limiti previsti.
Quota ereditaria
È la parte di patrimonio spettante a ciascun erede. L’imposta si calcola sulla quota individuale, non sull’intero patrimonio.
Successione
È il meccanismo giuridico attraverso cui uno o più soggetti subentrano nei rapporti patrimoniali di una persona deceduta. Può essere legittima (senza testamento) o testamentaria.
Testo Unico Successioni e Donazioni (TUS)
È il D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, che disciplina l’imposta di successione e donazione in Italia. Rappresenta il riferimento normativo principale.
Voltura catastale
È l’aggiornamento degli intestatari di un immobile nei registri catastali a seguito della successione. È un passaggio obbligatorio per rendere effettivo il trasferimento.
Apertura della successione
È il momento in cui si verifica il trasferimento ereditario e coincide, di regola, con la data del decesso (art. 456 c.c.). Da questo momento decorrono anche i termini fiscali.
Erede
È il soggetto che subentra nell’intero patrimonio (o in una quota) del defunto, assumendo sia diritti sia obblighi.A differenza del legatario, risponde anche dei debiti ereditari.

Edoardo Tamagnone
Mi occupo di diritto tributario, trust, investimenti, pianificazione patrimoniale e responsabilità d’impresa.
Rappresento imprese, famiglie e istituzioni nei passaggi più delicati. Il mio approccio: metodo, continuità, riservatezza. Fondatore dello Studio Legale Tamagnone Di Marco, composto da avvocati con competenze multidisciplinari e una vocazione internazionale.
Immagine via Unsplash




